CATTIVI INCONTRI

Ciò che segna, insegna!

COME FACCIO

vaso pandora

Vaso di Pandora

Oltre al contenuto (COSA FACCIO) è anche molto importante occuparci delle modalità con cui si pensa e si costruisce il proprio contenuto, al pari della psicologia clinica che dà tanto rilievo alle modalità con cui un soggetto si relaziona e non soltanto al contenuto che porta all’interno della relazione stessa. Modo e contenuto, forma e materiale: spesso vanno insieme e sono parte di un ‘sinolo’, di un tutt’uno, non separabili. Può esistere la forma di un vaso senza la materia di cui è fatto? Ed è proprio questo vaso di Pandora da aprire…

ventaglio arancione

Usiamo la Tecnica del Ventaglio!

Oltre ciò, penso possa essere utile spiegare la mia modalità di conduzione del colloquio. Innanzitutto, penso che sia molto utile invitare il soggetto a parlare liberamente della propria questione, anzichè fargli una serie di domande, come se fosse ad un esame. Questa modalità non strutturata permetterà di capire quali tematiche il soggetto porta per prime, quali tralascia, quali accenna, ecc. Tutto materiale molto importante per una costruttiva relazione di aiuto. In un secondo momento, verranno fatte delle domande, a partire dai contenuti portati dal soggetto. Verrà, dunque, messa in atto quella che io chiamo la Tecnica del Ventaglio, ossia, data una frase o un commento, è possibile sviscerarli secondo le loro più silenti declinazioni.

sacco

Non svuotare solo il sacco dei rifiuti in colloquio!

pescivasche

Se vuoi qualcosa che non hai mai avuto, devi essere pronto a fare qualcosa che non hai mai fatto.

È molto importante ricordarsi che il colloquio, per quanto è possibile, non deve essere solamente considerato come uno svuotamento del sacco da parte del paziente rispetto quanto gli succede. Infatti, qualsiasi onesto specialista deve farsi catalizzatore di un cambiamento e, dunque, utilizzare i propri strumenti, tra i quali se stesso. È, dunque, tenuto a proporre al paziente l’approfondimento di un determinato tema e la restituzione clinica rispetto quanto detto. In linea generale, quindi, ci sarà un alternarsi tra il racconto del paziente, la proposta di approfondimento di una tematica o di alcune frasi pronunciate dal paziente e la proposta di un momento di restituzione clinica al paziente da parte dello specialista rispetto quanto ha potuto notare e sentire nel susseguirsi dei colloqui.

Se il paziente non se la sente, sarà sua facoltà non consentire la registrazione dei colloqui, barrandone il relativo punto all’interno del documento. Anche questa manovra potrà costituire uno spunto di restituzione da parte del clinico.

Altre modalità rispetto quanto avverrà nei colloqui sono in parte inferibili, ma naturalmente non esauribili, dagli articoli di CATTIVI INCONTRI.

menti ingranaggi

Non esiste un lavoro clinico perfettamente progettato, ma perfettivamente in progettazione!

Punto finale, ma non per questo meno importante, anche se esiste una matrice rispetto come condurre il colloquio (ogni clinico ipotizza una propria matrice), dato il Soggetto come unico ed irripetibile (vedi la sezione ‘CHI SONO’), questa matrice verrà adattata di volta in volta a seconda del paziente e delle sue peculiari particolarità. Ad esempio, potrà essere integrata con alcune modalità del paziente, quali il portare in colloquio fotografie, filmati, espressioni del Sè con altri linguaggi artistici, quali la scrittura, la pittura, ecc. Dunque, non esiste un colloquio, un lavoro clinico perfettamente progettato, ma perfettivamente in progettazione. Questo conferisce al paziente una responsabilità e lo rende non più un fruitore passivo dell’intervento, ma un Soggetto attivo, co-creatore del proprio cambiamento.

sassoNon di meno ‘Ciò che segna, insegna!’, ciò che TI segna (che ti fa è che ti ha fatto male nelle relazioni), MI insegna (mi permette di capire qualcosa di più su di te) e ciò che MI segna (mi colpisce dalla relazione con te), TI insegna (come sei fatto, come funzioni). Per passar poi ad un liberante e separante ‘Ciò che TI segna, TI insegna!’, successivo ad un lavoro su di sé, che permette una interiorizzazione ed identificazione con il metodo clinico, con i modi da usare per potersi conoscere e capire.

emersione

Tornare a respirare dopo aver reso conscio l’inconscio.

Al contrario, molte tipologie di colloqui che non amo tendono ad essere direttivi e standardizzati, rischiando di soffocare importanti segnali e modalità del soggetto chiamate ad emergere. Forse le stesse modalità soffocate da chi per lui nella relazione è nel posto di Altro? Ripetizione, anche in un lavoro clinico, di stessi schemi che la relazione, per struttura strutturata, non consente di trasformare?

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