CATTIVI INCONTRI

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PSICOLOGI vs AMICI: (D)ISTRUZIONI PER L’USO

Somiglianze e differenze nell’accoglienza del disagio

amicoUna lamentela sugli psicologi, nella quale mi sono più volte imbattuta, riguarda la somiglianza-differenza tra psicologo ed amico. In particolar modo, mi vengono in mente tre situazioni, due delle quali riguardano mie pazienti, mentre la terza mi è stata mossa da una conoscente. Preferisco entrare nella narrazione di queste tre situazioni, anziché fare un discorso generale, per presentarvi vignette cliniche che, spesso, capitano all’interno degli studi di psicologi.

CAPIRE

capireUn giorno una paziente mi dice “Una mia parente mi ha detto che potrei anche evitare di andare dalla psicologa, se avessi abbastanza amici con cui parlare! Ma gli amici non mi capiscono!”. Le domando “E gliel’ha detto?”. Lei, sempre titubante nell’affermare il proprio pensiero con gli Altri, risponde “No!”. Per questo “No!”, per spiegarlo, possiamo rifarci ad un altri articoli su emozioni (clicca qui) e parole (clicca qui). Nella famiglia di questa persona, non si poteva esprimere il proprio punto di vista, quindi questa persona ripete anche nel presente quanto ha vissuto nel passato (per approfondire, clicca qui). Per quanto riguarda la situazione con me, la paziente inizia ad esprimere i propri pensieri, chiedendomene conferma o permesso. Il permesso implicito che voleva ricevere un tempo per costruirsi la propria personalità e per fare le sue scelte? È molto importante quanto ha affermato sulla differenza tra psicologi ed amici e mi colpisce perchè è anche la parte più importante di uno dei miei libri psicanalitici preferiti (Transfert oggetto a identificazione di Hiltenbrand): capire! Lo psicologo capisce, gli amici danno consigli che andrebbero bene per loro, ma non per la persona a cui sono rivolti. Anche molti psicologi danno consigli o prescrizioni (io, tendenzialmente, preferisco non farlo per permettere al paziente di sviluppare il più possibile uno stile identitario che gli si confà e non identico al mio) e, se questo, per certi aspetti, può essere rassicurante, dall’altro può non far sentire capito il paziente. Inoltre, anche molte delle interpretazioni o spiegazioni, da parte dello psicologo, su certi comportamenti del paziente, possono essere inutili e cadere nel vuoto, ai fini di un cambiamento, perchè vengono comunicate alla parte razionale, e non a quella emotiva, del paziente. Spesso, come ho scritto in un mio recente contributo, il paziente, avendo razionalmente capito il suo problema, può arrivare a dire “Ho capito che trovo partner che non mi amano come vorrei perchè mio padre non mi ha amata come avrei voluto, ma provo comunque rabbia e sofferenza per questo!”. Quindi, a che cosa serve dare consigli e spiegazioni se non riescono ad incidere la parte emotiva del soggetto? Inoltre, spesso, creano anche conflitti e incomprensioni tra psicologo e paziente, riproponendo situazioni simili al passato del paziente stesso. Per capire come si risolvono questi problemi, clicca qui.

IL PERICOLO DEL TROPPO AMORE

cappio

Troppo amore fa male!

Un’altra situazione interessante riguarda un’altra paziente che dice “Voglio restare di più a parlare con lei perchè poi non ho nessun amico con cui farlo! Quando li avevo, la differenza rispetto a lei è che mi davano tanto affetto, ma non avevano gli strumenti utili per aiutarmi, però anche solo l’affetto mi faceva stare meglio!”. In questo caso, possiamo evidenziare due elementi: il tempo e l’amore. Le sedute dallo psicologo hanno una determinata durata (solitamente non superiore all’ora, ad eccezione di certi tipi di consultazione per coppie o famiglie) e non possono protrarsi quanto il paziente vorrebbe perchè altrimenti il quest’ultimo non avrebbe la molla di cambiare o di prendere decisioni nuove.troppo  Perchè cambiare se tanto lo psicologo colma tutti i miei bisogni affettivi? Per quanto riguarda l’affetto degli amici e dei famigliari, spesso, è uno dei motivi che non permette al paziente di raggiungere propri obiettivi o di cambiare qualcosa perchè amici e famigliari, non vedendo cosa il paziente fa per creare determinate situazioni, credono al fatto che lui sia vittima e lo compiacciono. Il troppo amore ha il pericolo di non far risolvere i problemi o i conflitti del paziente. O, addirittura, di impedirgli l’accesso allo psicologo. psicoA questo riguardo, ho in mente la situazione di una ragazza fortemente depressa che aveva smesso di studiare, andare all’università e frequentare amici. I genitori invitavano gli amici a casa e tutti insieme cercavano di tirarle su il morale per la fine di una storia d’amore. Può sembrare un quadretto idilliaco, la situazione e la situazione che tutti vorremmo dai nostri cari. Allora cos’è che non va? Si può trovare un godimento troppo grosso in questo troppo amore e non sentire l’esigenza di rivolgersi ad uno specialista per uscire realmente da quella situazione.

PAURA DI LEGARSI

legame

L’amore può far paura?

Una conoscente mi fa “Ma tu sei psicologa? No, perchè io ci sto andando, ma…che palle! È brava, ma, a parte che si prende 60 euro a botta, ma poi adesso mi sta scrivendo che vuole vedermi anche questa settimana, ma io adesso non ne ho bisogno! Ci vado quando sto male. Sono stata mollata dal mio fidanzato e stavamo per andare a convivere, ma ne parlo anche con gli amici. Non mi serve andarci tutte le settimane!”. Come ho già spiegato a quella persona, la questione non è la fine di una storia, ma la ripetizione di queste improvvise chiusure proprio nel momento in cui bisogna andare a convivere. Spesso, un paziente può non capire l’importanza della frequenza dallo psicologo perchè non può sapere (e, di solito, inizialmente non lo sa nemmeno lo psicologo) il vero motivo per cui ci sta andando. psico2In questo caso, la questione è la paura della convivenza, di un legame più maturo e della responsabilità che comporta. Gli amici possono tamponare il malessere di questa persona, ma non risolverlo. Nella situazione clinica, invece, è possibile ritornare e riaccedere, grazie ad un legame di dipendenza, al proprio luogo sicuro, alla propria zona di comfort per aumentare ulteriormente la propria capacità di esplorazione e di rischio nel mondo, compiendo scelte impegnative, come quella di una convivenza.

VERITÀ SCOMODE

veritQuindi, sta alla persona decidere se voler tamponare il proprio problema (strada degli amici) o risolverlo (strada dello psicologo). Spesso, non è una decisione che viene presa una volta per tutte, ma vi è un’oscillazione, un dubbio che, il più delle volte, viene espresso al di fuori del legame con lo psicologo e raccolto, non a caso, da psicologi esterni. Internet è pieno di forum e gruppi con lamentele e critiche sugli psicologi e sui loro strani modi di fare. Critiche che non vengono rivolte agli specialisti da cui si va ed anche per questo c’è un motivo: è il non-volerne-sapere del vero problema per cui siamo lì. veroA questo proposito, un paziente, nel parlarmi, mi ha detto “Che poi me lo chiedo e lo so che la verità è che probabilmente a mia moglie non importa più niente di me, anche se rimane sul vago e mi dà risposte ambigue, però, anche se so la verità, in realtà non la voglio sapere veramente perchè mi fa troppo male”. E, subito dopo, come rimuovendo questo sprazzo di consapevolezza, ha ripreso a lamentarsi facendo finta di non sapere e dicendo “Non capisco perchè mia moglie mi mente sui suoi spostamenti! Se ha l’amante, può dirmelo! Poi è strana perchè un giorno è carina e gentile con me ed il giorno dopo mi dice che vuole lasciarmi!”.

Se ti vengono in mente altre somiglianze-differenze tra amici e psicologi, ti invito a parlarmene nel mio spazio agli utenti ‘Capire a cosa serve uno psicologo’. Per approfondire, clicca qui.

Dott.ssa Susanna Premate 

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