CATTIVI INCONTRI

Ciò che segna, insegna!

IL PERDONO CHE NON VOGLIO

Perdonare per amare, amarsi per perdonarsi

1Il tema del perdono è una questione molto importante affinchè un soggetto raggiunga il cambiamento desiderato ed, al tempo stesso, allontanato perchè fa paura. Vorrei affrontare la questione presentandovi un libro dello psicologo e psicoterapeuta Enrico Molinari, mio docente durante il percorso universitario. Il dono nel tempo della crisi. Per una psicologia del riconoscimento. il titolo. Durante la presentazione alla Casa della Psicologia di Milano, avvenuta il 4 aprile, segnalatami dalla Dott.ssa Anna Porro Schiaffinati, ho avuto uno spunto per parlare della questione confrontando lo scritto del libro con il parlato sullo stesso. Mi ha colpita che si sia messo in risalto il libro in quanto punto di discrimine e differenza rispetto alla produzione clinica precedente. In particolare, la diversa tipologia di libri, non più statistici e descrittivi, ma rielaborativi e soggettivi. 4Questo è un punto che avevo sentito molto presente durante il mio percorso accademico e la mia avversità nei confronti di libri statistici e descrittivi. Non che l’autore sia interessato ad un mio perdono, ma è in questo suo discorso soggettivo che riesco e desidero inscrivermi, ponendo domande ed aprendo ad apparenti contraddizioni, come avviene nella clinica e nella vita. La spaccatura più evidente che si apre è quanto l’autore dice sulla propria scrittura del libro e quanto ha scritto. È stato un libro difficile da scrivere perchè doveva trovare coerenza nella propria vita e quanto scriveva. Non poteva non rendere operativo quanto aveva scritto, dice l’autore. E, al tempo stesso, il libro è sul perdono e comprende diversi capitoli, tra cui il perdono di se stessi. Dunque, non può perdonare se stesso se non fa ciò che dice di fare o di voler fare? E, di conseguenza, non può perdonare quelli che non fanno ciò che dicono di fare? Come si fa a sapere se quanto diciamo di fare o voler fare corrisponde a quanto desideriamo davvero fare? 2È in questa apparente contraddizione che c’è al tempo stesso apertura e chiusura al cambiamento? Apertura, in quanto ci si scopre mancanti per aver detto qualcosa in cui si pensava di credere? Chiusura, in quanto non ci si può perdonare per essersi scoperti mententi? Veniamo adesso al perdonare gli Altri, in quanto non fanno né desiderano ciò che dicono di fare e desiderare. È sempre giusto perdonare queste persone? Quando, invece, è bene perdonarsi per non perdonarle? Per non sacrificarsi al volere, al desiderio dell’Altro? 3Durante l’adolescenza, il figlio scopre, o dovrebbe scoprire, che gli ideali dei genitori non sono assoluti, ossia adatti a tutte le persone, ma relativi, ossia punti di vista. Avrà il figlio la “prepotenza” di opporvisi? O si sottometterà, perdonando, mettendo da parte il proprio desiderio o non sapendo di averne uno? È questo discrimine che lo psicanalista Massimo Recalcati individua tra malattia e salute, il dire “No, io non ti soddisfo!”. Ed è anche questo video che mi aiutò nella ri-decisione della scuola di psicoterapia, che fece vacillare il mio dubbio tra convenienza-compiacenza di desideri inconsci altrui e mio desiderio, optando per quest’ultimo. È anche quanto la psicanalista Marisa Fiumanò chiama masochismo morale: una delle forme di masochismo più difficili da curare perchè retta da valori altrui non rinunciabili. Quando pensi “non posso che fare così” è lì che si può aprire lo spazio per il cambiamento, la spaccatura tra il perdonare se stessi ed il non poterlo fare perchè non si è stati coerenti con quanto si è affermato fino ad un attimo prima. Come aprire questo buco nel soggetto? Come far vacillare i suoi ormai vecchi punti di riferimento? Come farlo sentire confuso per abbattersi, per poi ricostruirsi in maniera migliore? Nemmeno a questo c’è una risposta universale ed assoluta, al pari della percezione degli ideali dei genitori visti da bambini. Anche qui, la risposta è relativa e soggettiva, come gli ideali dei genitori visti da adolescenti, ossia ogni soggetto ci dirà, ma soprattutto SI dirà il proprio peculiare modo di ricostruzione.

Dott.ssa Susanna Premate

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