CATTIVI INCONTRI

Ciò che segna, insegna!

LE EMOZIONI, QUESTE SCONOSCIUTE…

Tra il sentire nulla e il sentire troppo: l’Amore e i suoi modi per darlo

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Un E-MOTIVO per vivere: un motivo emotivo e non razionale

Qual’è il motivo principale per cui le persone vanno dallo psicologo? Il motivo comune a tutti i tipi di problematiche? Il filo rosso, l’asse portante, il motivo che ci tiene in vita o che ne decreta una fine, un arresto? L’Amore. L’esistere, il nostro essere-per-l’Altro, buono o cattivo che sia. L’amore e, dunque, le emozioni che ci fanno sentire vivi, positive o negative che siano, lievi, violente o travagliate che siano. Il motivo per vivere non è di tipo razionale, ma è, dunque, emotivo. Abbiamo un E-MOTIVO per vivere, per contrarre le parole ‘motivo’ ed ‘emotivo’ e creare un neo-logismo, una nuova eppur vecchia parola, una parola dell’Amore, la forza dell’Amore. L’Altro che ci dona amore, che può essere il partner, gli amici, gli insegnanti, il tessuto sociale e le istituzioni nelle quali ci addentriamo, spesso, purtroppo e, al tempo stesso, per fortuna, ci ama esattamente nello stesso modo in cui ci ha amati il nostro o i nostri Altri arcaici, ossia, la madre, i genitori ed i parenti prossimi. Dico purtroppo eppur per fortuna perchè il tipo di amore, molto spesso problematico, che riceviamo dai genitori e che continueremo a ricevere da personaggi futuri è al tempo stesso il nostro cavallo di battaglia ed il nostro tallone di Achille, il nostro orgoglio e la nostra condanna, la nostra vittoria e la nostra sconfitta, la nostra risorsa e la nostra molla per migliorarci, il nostro perdono e la nostra vendetta.

amore

Se io sono ‘me’, troverò ‘you’ sempre uguali che si incastrino con me!

Mi spiego meglio. Pensate ad un bambino, molto piccolo. È solo, sdraiato in una culla. Piange. Che vuole? Vuole qualcuno che lo curi in cui, per cura, non intendo soltanto l’atto materiale, ma anche l’amore che l’accompagna. Questo è dimostrato dal fatto che tanti anni fa, in un orfanotrofio con balie che cambiavano in ogni momento, i neonati hanno smesso di mangiare e si sono lasciati morire di inedia. Non volevano soltanto essere nutriti, lavati, vestiti e messi al caldo. Volevano che l’Altro li amasse, un Altro stabile e che non stesse con loro soltanto qualche ora per poi non rivederli mai più. È l’equivalente della depressione o anoressia in fasi più avanzate della vita. Per non morire, è necessario, fin dai primissimi giorni di vita, che ci sia un Altro che ami A SUO MODO. E questo ‘a suo modo’ può essere anche malato, possessivo, cattivo – l’odio è il negativo dell’amore. È, dunque, necessario un Altro con cui stabilire un qualsiasi tipo di legame affettivo. Per restare in vita, ci accontentiamo. Preferiamo l’inerzia all’amore sano. E, da adulti, l’inerzia, il restare così come siamo rispetto al cambiamento. Spesso, può essere necessario provare molto dolore per rivolgersi ad uno psicologo in modo tale da migliorare il proprio modo di amare. Da neonati, non diciamo “no!” all’amore malato dell’unico Altro che abbiamo perchè dirlo significherebbe morire.

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Noi siamo il nostro “no!” che diciamo o taciamo al desiderio dell’Altro.

Da adulti, spesso continuiamo a tacere il nostro “no!” all’amore malato dei tanti Altri, simili al nostro Altro arcaico, che ri-troviamo sulla nostra strada. Ricreiamo il passato. Un esempio sono i CATTIVI INCONTRI, gli amori violenti in cui uno od entrambi i partner della coppia si consumano a vicenda. Un celebre esempio è il nuovo film con Castellitto e Margherita Buy, Delitti coniugali. O, non per farle pubblicità, ma, sempre con Margherita Buy, mi viene in mente I giorni dell’abbandono. Spesso, l’amore malato è caratterizzato da emozioni intense, violente, incontrollabili, ingestibili. Termina in modi cattivi e può portarci a non amare più nessuno per tanto tempo, a non sentire più niente, nessuna emozione. A passare dal sentire troppo al sentire nulla, come ben espresso dal telefilm The Vampire Diaries, in cui i vampiri non sentono nessuna emozione se si nutrono delle persone e le sentono quando si astengono per tanto tempo dal divorarle, dal servirsene come se fossero oggetti a loro uso e consumo e non più persone con sentimenti, con le quali entrare in empatia e migliorarsi come persone. La depressione ed altri disturbi dell’umore possono essere caratterizzati da apatia, ossia da mancanza, appiattimento affettivo. Non domandiamo più all’Altro di amarci perchè abbiamo paura di riprovare le stesse emozioni violente che abbiamo provato nei nostri amori precedenti, di cui il primo li ha marchiati, contrassegnati, per renderli tutti uguali. E abbiamo ragione a trattenerci, non fidarci, chiuderci in noi stessi. Ma, al tempo stesso, abbiamo torto! Perchè non si può non amare, stare in vita senza e-motivo. E così, ripetiamo il disastro. E così, ripetiamo il disastro. E così, ripetiamo il disastro. Ho voluto ripetere più volte questa frase perchè è ciò che fa il soggetto prima di rivolgersi allo psicologo. Lo psicologo? E chi è? Quello strano essere che cura i matti? No. O, almeno, non solo. Lo psicologo ci insegna a migliorare la nostra capacità di scambiare il nostro amore con gli altri. È un tipo di insegnamento – come, tra l’altro dovrebbe poter essere l’insegnamento di qualsiasi materia – che si modula sulle caratteristiche e le reazioni di ogni soggetto. Non è un insegnamento inventato una volta per tutte, ma è in continuo miglioramento.

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Noi siamo la nostra mancanza e manchiamo, non siamo completamente presenti a noi stessi.

Migliora grazie ad i pazienti stessi. Migliora e si contraddice di continuo, facendo qualcosa ed il suo esatto contrario. Cresce continuamente come dovrebbero poter crescere gli psicologi che lo praticano, scoprendo e colmando i propri punti ciechi, le loro lacune ed i loro difetti. È un insegnamento che ha un inizio, ma che non ha mai una fine, come la formazione alla vita. Non siamo mai completamente preparati a far fronte alle più svariate situazioni della vita. Dobbiamo sempre reinventarci ed è in questa competenza rinnovatrice, in questa creazione che sta la nostra forza.

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Richi o rinunci al tuo desiderio di diventare sempre più ciò che desideri?

Quando non sai come fare qualcosa, che sia aiutare o insegnare qualcosa a qualcuno, affrontare qualcosa di più grande di te, sei di fronte ad una sfida. Può essere una sfida lavorativa, scolastica e/o, semplicemente, umana. Davanti a questa sfida, hai l’occasione per misurarti con la grandezza del tuo desiderio. Quanto è grande il tuo desiderio? Mai cedere sul proprio desiderio! È uno dei più grandi insegnamenti dello psicoanalista Lacan. Sei disposto a rischiare per realizzarlo o per realizzarlo sempre di più e sempre meglio? Oppure, preferisci rinunciare a soddisfarlo o a soddisfarlo sempre meglio?

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Ci importa che l’Altro ci sia, non che abbia le parole e le cose giuste da fare per il nostro meglio.

A crescere sempre meglio, sempre più, come persona. A lamentarti per situazioni che non ti piacciono, ad incolpare l’Altro per la sua mancanza? Non esiste uno psicologo, un terapeuta, un insegnante, un genitore – il nostro Altro arcaico –, una persona perfettamente formata, ma esiste, o, quanto meno, PUO’ ESISTERE, una persona perfettivamente in formazione. Alla psicologia, alla psicoterapia, all’insegnamento, alla vita. Dipende solo da noi se esistere perfettivamente, non accontentandoci, continuando a migliorarci e ad oltrepassare il nostro limite. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto del nostro tempo. Del nostro tempo dell’amore. Non importa che l’Altro arcaico sappia cosa fare per crescerci, importa che ci sia, che non si sottragga quando non sa che cosa fare. Lo scoprirà. Se lo inventerà. amorelacanLo scoprirà ed inventerà non perchè sarà la soluzione migliore o perfetta, ma perchè sarà il risultato del suo esser-ci, essere qui e adesso con noi. Non importa cosa dire, cosa fare, importa esser-ci, essere qui. Non ci ricorderemo quello che l’Altro ci ha detto mentre ci formava, ci ricorderemo che è stato con noi ed ha rischiato per noi e con noi nella sfida della vita tra il non sentire nulla ed il sentire troppo. “L’amore è dare ciò che non si ha a qualcuno che non lo vuole”, dice Lacan.

E, al tempo stesso – e non è una contraddizione – è sempre questo quanto mi ha insegnato uno dei miei migliori docenti della mia vecchia scuola di formazione psicoanalitica Il Ruolo Terapeutico, il Dott. Carmelo Di Prima, facendomi scoprire che, come dice anche Lacan, le persone non fanno quello che dicono di fare perchè sono mancanti, barrate, incomplete, per struttura. Mentiamo senza sapere di mentire, per struttura, perchè non siamo perfetti, ma possiamo essere solo perfettivamente in costruzione. È anche l’insegnamento del vecchio direttore e fondatore della scuola, suo e mio Maestro, Sergio Erba, che diceva:

erba

Sergio Erba

In altre parole, è come se il terapeuta dicesse: <<Mi vai bene così come sei, non ti chiedo niente. Non intendo curarti, modificarti, non ti critico né ti disapprovo. Sei tu a rivolgerti a me, a denunciare che qualcosa non va, a portarmi i tuoi bisogni inappagati. Io non mi propongo di soddisfarli, sarebbe illusorio, ma sono pronto e capace, se vuoi, ad accompagnarti nella ricerca delle ragioni del tuo malessere.
Guarderemo dentro la vicenda che si svolgerà tra di noi, cercheremo in ogni momento di capire che cosa chiedi, perchè lo chiedi così, la storia che ci sta dietro. Se tutto andrà per il meglio, verrà il momento in cui potrai parlare la tua lingua e comprendere quella degli altri senza la necessità di me come interprete.>>”. 

Dunque, non passeranno giorni senza smettere di domandare e cercare le risposte sul non-amore, sul non-tutto amore, amore imperfetto, mancante, malato, che abbiamo ricevuto e continuiamo a ricevere dall’Altro. L’Amore è mancante, imperfetto, mai tutto-amore ed amore sempre-più.

Dott.ssa Susanna Premate

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3 commenti su “LE EMOZIONI, QUESTE SCONOSCIUTE…

  1. emcquadro
    17/04/2017

    In fin dei conti, bisogna imparare ad accettare i mille volti che ha un sentimento così profondo, nel bene e nel male. Accettazione e consapevolezza.

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Questa voce è stata pubblicata il 13/04/2017 da in ciao con tag , , , , , , , , , .
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