CATTIVI INCONTRI

Ciò che segna, insegna!

LA DIPENDENZA DALL’INSEGNANTE E DALLE RIPETIZIONI: COME IMPARARE A STUDIARE DA SOLI

Perchè alcuni bambini e ragazzi non riescono a studiare in modo autonomo?

aiuto compiti 2Arianna, 2^ superiore, ogni giorno, dopo la scuola, fa i compiti con un insegnante di ripetizioni. Non si tratta di aiuto su una o due materie che ritiene difficili, ma su tutte le materie. È continuamente richiedente rispetto alle soluzioni degli esercizi e sembra non interessata a capire il ragionamento che l’insegnante la porta a fare per raggiungere la soluzione corretta. La madre dice che l’insegnante di ripetizioni precedente è stata mandata via perchè non sapeva le cose e ci metteva troppo tempo per trovare le soluzioni. Utilizzava spesso il vocabolario, libri ed internet per confermare o approfondire la correttezza delle proprie ipotesi risolutive. Quando tentava di far sforzare Arianna, anziché darle le soluzioni, otteneva solamente sbadigli e crisi di pianto. A poco servivano tutte le ore di ripetizioni: Arianna prendeva sempre brutti voti. Quali sono i problemi? Possiamo rintracciare una difficoltà di Arianna nel fare fatica ed il desiderio di ottenere tutto subito e senza sforzo. Probabilmente, la madre ha tentato a non soddisfare tutti i suoi desideri, ma non ci è riuscita, per i motivi più svariati. Così, anche l’insegnante di ripetizioni è incaricato a copiare la madre in questo atteggiamento del dare tutto e subito senza far riflettere e senza far sforzare Arianna

aiuto compitiMatteo, 3^ elementare, si avvale di un’insegnante di ripetizioni per poter studiare. Non vuole leggere da solo le prime paginette da studiare che gli vengono assegnate, così fa leggere la prof.ssa. Un giorno, l’insegnante gli dice “Adesso leggi tu!”. Matteo si lamenta di essere lento nella lettura, a differenza di altri suoi compagni di classe più bravi. La madre, tempo fa, l’aveva sgridato dicendogli “Te l’ho già spiegato che se anche gli altri ci mettono poco, tu ci metti il tempo che ti ci vuole!”. Vediamo però che, dal modo in cui la madre gli ha detto di prendersi il suo tempo, non gli è di esempio di pazienza perchè, a sua volta, vorrebbe che Matteo imparasse subito quanto lei gli dice. E l’insegnante è stata chiamata proprio perchè la madre non riesce a fargli fare i compiti. Aprire, dunque, su questa tematica può aiutarci a produrre un cambiamento in Matteo che, adesso, legge da solo i libri di Geronimo Stilton, sopportando la sua lentezza nella lettura e migliorando sempre di più.

aiuto compiti 3Elisa, 3^ elementare, deve studiare storia e dice che non riuscirà mai ad imparare tutto per il giorno dopo. L’insegnante comincia a dividere la parte da studiare in 3 pezzetti più piccoli e rassicura Elisa che riuscirà a studiare. In caso contrario, riuscirà ad imparare almeno il 1^ pezzetto di storia. Elisa, non vedendo più tutto come un unico e grosso compito e con la possibilità di non studiare tutto, anziché perdere tempo a lamentarsi e distraendosi perchè pensa di non farcela, riesce a concentrarsi, imparando un pezzetto alla volta e prendendo ben 8.

Il compito dell’insegnante, così come quello dello psicologo e del genitore non è, dunque, offrire la soluzione, ma portare la persona che si rivolge a lui a capire in che modo e quale soluzione scegliere. Senza di questo, un soggetto diventa passivo e non prende iniziative, rimane dipendente da chi è sopra di lui (genitore, insegnante, psicologo, ecc.) e non si emancipa mai, non cresce mai, non inizia mai la propria strada verso l’autonomia.

Susanna Premate

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Questa voce è stata pubblicata il 25/06/2016 da in ciao con tag , , , , , .
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