CATTIVI INCONTRI

Ciò che segna, insegna!

DALL’APERI-TIVO ALL’APERI-CENA: LA PER-VERSIONE DELL’ENTRATA

Come NON scegliere eppur scegliere di iniziare qualcosa

aperitivo

La non-scelta, eppur scelta di cena!

Ultimamente, si sta sempre più diffondendo il cosiddetto aperi-cena, ossia un aperi-tivo più abbondante che fa anche da cena. Aperi-tivo deriva da aperitivus, che significa “per iniziare” ed era formato da una bevanda alcolica con qualche stuzzichino. Nell’antichità, il medico Ippocrate lo consigliava a chi soffriva di inappetenza, come qualcosa da fare prima della cena, per avere la fame giusta per farla. Attualmente, invece, si sta diffondendo sempre maggiormente l’aperi-cena, ossia una cena vera e propria fondata sull’assaggio di più cose. Paradossalmente, l’entrata, l’inizio della cena coincide con il modo del durante e della fine del pasto. C’é indifferenziazione tra primo, secondo, contorno e frutta. E dopo la non-scelta (eppur scelta!) dell’aperitivo con una persona non-scelta (eppur scelta!), si può tranquillamente passarci la notte insieme per poi non rivederla più… L’aperi-cena può riflettere il modo in cui si instaurano i rapporti di coppia? Si sceglie ed, allo stesso momento, non lo si fa. Si assaggiano più portate contemporaneamente, più persone contemporaneamente, non potendo capire chi é quella giusta, da gustare fino in fondo? Di cui innamorarsi? Questo modo del legame é problematico oppure no? Ci sarebbe anche da dire che, se non si sa come scegliere, anche una scelta improvvisa potrebbe essere sbagliata. Anche chi, fin dall’adolescenza, sta sempre con la stessa persone, potrebbe sbagliare.

poligamia

La non-scelta, eppur scelta di partner!

Eppure, alcune culture fanno della loro non-scelta una scelta, ad esempio con la poli-gamia: autorizzazione, a livello sociale, del portare avanti più storie d’amore, costruendo più famiglie contemporaneamente. Ha senso la domanda: cosa è giusto? O è meglio chiedersi: cosa è giusto e per chi in quale momento? Dunque, la gelosia ha senso, perchè, per chi, in quale momento e in che luogo? È la cultura o il gruppo di appartenenza che decide cos’è giusto o il singolo individuo? Se decidesse la società, l’individuo dovrebbe compiacerla e non poter esprimere se stesso. Diversamente, esprimendo se stesso, si sentirebbe estraneo al proprio contesto di appartenenza. Se fosse l’individuo a dover decidere, essendo

pansex

La non-scelta, eppur scelta di orientamento sessuale!

ogni persona di-versa, dovrebbe esistere una società, un luogo per ogni persona. Quindi, forse si potrebbe trovare una posizione di intermedia tra l’individuo e la società, valorizzando le differenze (o, indifferenze) e creando una società più flessibile per accoglierle. Lo stesso può valere per la scelta o non-scelta (eppur scelta!) dell’orientamento sessuale. Infatti, ci possono essere di-verse scelte sessuali: etero-sessualità, omo-sessualità, bi-sessualità. Per alcuni, può esistere anche l’a-sessualità. Qualche studioso afferma che nel futuro ci sarà la pan-sessualità, ossia una sessualità che può cambiare a seconda dei periodi della vita e delle persone che si incontrano. Quindi, etero-sessualità ed omo-sessualità sono una scelta mentre bi-sessualità, a-sessualità e pan-sessualità non lo sono pur essendolo? Oppure, appartengono a stadi di moratoria, di ricerca di una propria identità? Andare verso una società sempre più indifferenziata eppur differente sarà positivo, negativo o uguale? Oppure, è giusto chiedersi: in che modo ed a quali condizioni, potrebbe essere positivo, negativo o uguale? Anche qui, ritorna il discorso del cilindro (verità), del quale si vedono solamente le ombre.

assenza stagioni

Le stagioni non esistono, eppur esistono!

Stiamo andando anche verso una società sempre più indifferenziata eppur differente, dal punto di vista del clima meteorologico. Infatti, i confini tra le stagioni stanno diventando sempre più sfumati e ci lamentiamo di questo. Ma, può esser anche qui responsabilità nostra del clima, così come delle altre posizioni nei confronti di cibo e sesso? Tornando al cibo, oltre alla non-scelta dell’aperi-cena, vi sono anche altre di-verse posizioni: vegetariana, vegana, crudista, fruttariana, onnivora, macrobiotica, ecc. Anche qui, è positivo o negativo continuare a cambiare il proprio modo di alimentarsi? Se il mantenimento di una sola posizione può essere segno di rigidità e di chiusura al nuovo, il continuo alternarsi di posizioni può indicare insicurezza e non-scelta di un’identità? In altre parole, esiste la scelta della non-scelta (eppur scelta!)? E se sì, a quali condizioni? Lasciare aperti, come ho fatto, questi interrogativi può servire ad ognuno di noi per interrogarsene e per decidere lui cosa ne pensa e cosa sceglie o non-sceglie (eppure sceglie!) ed in quale e per quale momento.

Susanna Premate

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