CATTIVI INCONTRI

Ciò che segna, insegna!

DALL’I-PHONE ALL’I(O) SON(O)

Dall’onni-potente ed onni-presente di-pendenza DA cellulare all’in-di-pendenza CON il cellulare

iphone

“Chiamo”, dunque sono!

Sembra che, al giorno d’oggi, si stia sempre più diffondendo una di-pendenza da cellulare. In metropolitana, per la strada, al parco, al lavoro, a casa e, mi verrebbe da dire, in ogni luogo (hanno anche inventato i cellulari impermeabili all’acqua da poter usare tranquillamente in piscina o al mare!). Qual’è il motivo di così tanto successo? A mio avviso, a differenza degli altri tipi di dipendenze, si basa sul fatto che il cellulare possa svolgere più funzioni (telefonate, messaggi, navigazione web, blocco note, fotografie, filmati, audio, calcolatrice, orologio, mappa, televisione, ecc.) e possa permetterci di essere in più luoghi contemporaneamente, la cui presenza dell’Altro ci è segnalata mediante un avviso (vibrazione, suono, ecc.). I luoghi a cui mi riferisco sono i posti virtuali di WhatsApp, Facebook, Facebook Messenger, LinkedIn, Twitter, Instagram, E-mail, ecc. Il cellulare ci consente di essere contemporaneamente in più luoghi virtuali, portandoci via dal luogo Reale in cui siamo. Può essere un modo per non affrontare il Reale o percepirlo come indifferente perchè, contemporaneamente, virtualmente, possiamo andare ovunque vogliamo e parlare con chiunque vogliamo, sia singolarmente che in gruppo e tenere aperte più conversazioni nello stesso momento.

dipendenza madre figlio

Madre onni-presente, bambino onni-potente

Il bisogno di qualcosa è immediatamente soddisfatto da un’applicazione. Torniamo (o restiamo) ad occupare la posizione del bambino, per il quale la Madre (o la figura di accudimento) si occupa, inizialmente, di tutte funzioni (affetto, fame, sete, nanna, gioco, ecc.) saturandole subito, essendo onni-presente, e stando all’interno di una relazione simbiotica di dipendenza, utile alla costruzione di un senso di sicurezza nel neonato, facendolo sentire onni-potente. Man mano, questa simbiosi dovrebbe gradualmente allentarsi ed è dal modo in cui si allenta che porterà ad esiti positivi o negativi, ad una realizzazione più o meno minore nei vari campi della vita. Il clinico può ripercorrere con il paziente questo percorso di separazione, empatizzando con le mancanze, o eccessive presenze, della Madre, permettendo alla persona di trovare ed occupare una nuova posizione all’interno delle relazioni che ha nel mondo. Cercare di svolgere meglio il ruolo accuditivo affinchè il paziente non ne abbia più bisogno e possa passare da una di-pendenza dall’Altro ad una di-pendenza da se stesso.

cuore cappio

Cuore e/o cappio? Dipende da che posizione ed in che modo lo guardi!

In altre parole, ad una in-di-pendenza. Il che non significa non-chiedere ad un Altro quando si ha bisogno di aiuto, ma sapere a chi, per cosa, quando e come farlo. Quando un Altro ti dà ciò che l’Altro arcaico (il genitore) non ti ha dato, non ne hai più bisogno e puoi cercare e dare altro, qualcosa che vada in una direzione esterna, verso il mondo, anziché interna, verso un ripiegamento su se stessi. Eppur sempre ripiegamento su se stessi, ma in un altro modo, ognuno nel suo modo, nei suoi modi singolari e soggettivi di godimento. Nella dipendenza affettiva, il partner è nella posizione del genitore che si vuole cambiare e/o che ci vuole cambiare portandoci ad essere come lui ci vuole. Può essere l’unico modo per sentire l’amore ed, al tempo stesso, l’odio, come indica il cappio a forma di cuore nell’immagine. Tutte le storie d’amore, se vogliamo, possono essere così, ma dipende cosa guardiamo e cosa facciamo guardare, dove stiamo e dove facciamo stare, tenendoci ben lontani dal mettere la testa all’interno del cappio. Come le figure ambigue, dipende che cosa vediamo e ciò che vediamo dipende da che posizione lo guardiamo. Nondimeno, da chi siamo.

Susanna Premate

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Questa voce è stata pubblicata il 16/06/2016 da in ciao con tag , , , , .
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