CATTIVI INCONTRI

Ciò che segna, insegna!

COME FAI SBAGLI

Come aiutare un adolescente a costruirsi la propria identità e a diventare ciò che è

famiglie come fai sbagli

Famiglie di Come fai sbagli

Come fai sbagli è una serie tv che tratta la tematica della crescita di figli, per lo più, adolescenti. Vengono messi due stili genitoriali a confronto: uno autoritario e l’altro permissivo. Il titolo della serie tv sembra polemizzare il fatto che, indipendentemente dal modo in cui educare un figlio, si sbaglia perchè il figlio desidera altro. Vorrei, dunque, far vedere il rovescio della questione. Cosa succederebbe se un genitore non sbagliasse e facesse esattamente ciò che il figlio desidera? Siamo sicuri che questo sarebbe utile per entrambi? Forse, potrebbe essere utile per un quieto vivere superficiale. Ma attrezzerebbe il figlio degli strumenti per crescere bene e trovare la propria strada nella vita?

propria strada

Come capire che il desiderio dell’Altro è o non è il nostro desiderio?

Spesso, il conflitto tra genitori e figli può permettere a questi ultimi di de-idealizzare i propri genitori e di trovare la propria strada, capire chi si è. Vasco Rossi, con la canzone C’è chi dice no mette ben in luce questo fenomeno, infatti “C’è, chi dice no” e, dunque, esiste chi dice no. Dunque, CATTIVI INCONTRI tra genitori e figli non solo non sono da evitare, ma sono ben augurabili, a patto di non esagerare. C’è in gioco il riconoscimento del desiderio dell’Altro come di-verso (che va in un’altra direzione) dal proprio e non è sempre facile non farsi prendere dai propri moti emotivi e da proprie questioni personali irrisolte, quali il rapporto problematico con i propri genitori. Come emerge dalla serie tv, spesso è importante che gli adulti che educano un ragazzo possano essere molteplici, in modo che gli vengano offerti più modelli identitari a cui ispirarsi per costruire la propria identità e cercare di colmare le mancanze dei genitori che, per un altro figlio, potrebbero benissimo essere percepite e percepibili come eccedenze. Ad esempio, Zoe che ha una madre che non la guida molto per le scelte da compiere, preferirebbe avere sua nonna come madre, che sa guidarla meglio. Al contrario, Giulio, che ha un padre autoritario, preferirebbe crescere più liberamente. Questo apre ad una serie di considerazioni rispetto la società e la scuola, per quanto riguarda la formazione dei giovani. Anche la società, intesa come gli adulti presenti all’interno della cerchia dei ragazzi dovrebbe poter svolgere una funzione genitoriale nei confronti di questi ultimi, sebbene non siano propri figli.

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I Cesaroni: famiglia allargata in cui i giovani sono cresciuti da più adulti di riferimento

A volte, questo accade, ad esempio in situazioni di forte amicizia tra più famiglie, come ad esempio I Cesaroni, o in centri di aggregazione ed è chiamata Generatività Sociale. A volte, può accadere anche a scuola, da parte dei professori. Ed è la stessa funzione che svolge lo psicologo, non solo con bambini ed adolescenti, ma spesso anche con adulti, le cui cure sono state carenti generando situazioni di disagio e CATTIVI INCONTRI da parte dei loro figli perchè, probabilmente, li hanno avuti anche loro.

scuola forma

La funzione genitoriale svolta dal Maestro

Altro punto che mi ha colpita riguarda la disciplina psicologica, tirata in ballo più volte all’interno della fiction. Quando Zoe dice alla madre di voler fare l’estetista perchè per permettere alla gente di sentirsi meglio con se stessa, la madre ribatte dicendo, ironicamente, che quello lo fanno gli psicologi. Sembra, quindi, emergere una spaccatura tra mente e corpo, come se lo psicologo agisse soltanto sulla mente e come se quest’ultima non fosse collegata e collegabile al corpo. Spesso, molti malesseri di natura fisica sono psico-somatici, ossia dovuti a disagi psichici. Inoltre, all’interno dei colloqui di consulenza psicologica, non è vero che non si prendono in considerazione i segnali del corpo.

equipe

Che lo psicologo collabora con altri professionisti è importante perchè non è onnipotente nè ha la bacchetta magica!

Ad esempio, nel parlare di un determinato evento, è possibile chiedere al paziente, o fargli dire autonomamente, cosa sente nel corpo e dove lo sente perchè capire ciò che si è e come si funziona riguarda sia l’ambito delle relazioni, dei CATTIVI INCONTRI, sia come si attiva il proprio corpo e perchè, in corrispondenza di determinate tematiche. Inoltre, la psicologia non pretende di essere la panacea per tutti i mali, il rimedio infallibile a qualunque cosa, di fatti, penso che un bravo psicologo (come un buon medico) debba essere pronto a mettersi in gioco e a collaborare con altri professionisti, quali psichiatri, educatori, insegnanti medici di base e – perchè no – anche centri benessere. La psicologia è la prima che, per insegnare al paziente l’impossibilità di essere onnipotenti, debba essere essa stessa non onnipotente, avvalendosi dell’aiuto di altre discipline e professionisti. Esempi di collaborazione possono essere il Training Autogeno in Centri Benesseri, piuttosto che la collaborazione tra psicologi ed insegnanti per sospetti di DSA, spesso solo una spia di problematiche emotive, che possono essere prese per tempo.

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Ma a cosa serve fare fatica? 

Altro spezzone della serie tv interessante è stato quando la madre di Zoe dice che deve andare a chiederle scusa perchè ha proiettato narcisisticamente la colpa sulla figlia, ossia se l’è presa con lei perchè non ha voluto lei stessa mettersi in discussione.

autorealizzazione

Ad auto-realizzarsi nel mondo…

Di fronte a questa battuta, il figlio più piccolo Diego dice “Da grande non leggerò nessuna rivista di psicologia!”, come se la madre, con la sua espressione tecnico-psicologica del suo disagio facesse arrivare l’idea che la psicologia sia una disciplina che ci mette davanti problemi che non esistono e che sia qualcosa di estremamente intellettuale ed inutilmente filosofeggiante.

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La fatica della non-fatica

Questo riporta all’idea della fatica come ad un qualcosa da evitare perchè porta soltanto grane. È un po’ il pensiero di fondo rispetto certe dipendenze (es. alcol, droga, pc, ecc.), per le quali, per non fare fatica per realizzarsi all’interno del mondo che ci è dato, per avere piacere si ricorre alla dipendenza da un oggetto, che è sempre fruibile e che, immediatamente, dà piacere. Può essere molto importante insegnare ai propri figli a tollerare la frustrazione di non avere ciò che si vuole o di dilazionare i tempi per attrezzarli a realizzarsi nella vita.

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Nutrimi perchè non so trovarmi il cibo!

Oltre a “C’è, chi dice no!”, potremmo anche dire “C’è (e, dunque, esiste nel mondo), a chi viene detto no (chi si abitua a tollerare la frustrazione, a non avere piacere nell’immediato, ma a godere nel ricercarlo)!”. La dipendenza richiama anche la fase iniziale della vita in cui il bambino è accudito, principalmente dalla madre, ed ha subito quello che vuole perchè la coppia genitore-figlio è molto legata, in modo simbiotico, come se fossero la stessa persona.

simbiosi

Tagliare il cordone per nascere

Dopodichè, questa unione viene – o, dovrebbe essere – rotta ed il figlio entra nel mondo. Questo non è esente da dolore e fatica, infatti, spesso, viene posticipata o mai portata a termine fino in fondo, ad esempio sostituendo la madre con un oggetto da cui dipendere. Come possiamo vedere, i CATTIVI INCONTRI sono anche utili per nascere veramente e come persone e come professionisti e come unici – ciò che siamo davvero – in qualunque campo della nostra vita.

Susanna Premate

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