CATTIVI INCONTRI

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LA COLPA DI UNO SGUARDO

Virna Lisi

Virna Lisi

Spesso, nei primi colloqui clinici, il paziente tende a lamentarsi delle malefatte di qualcun altro, dando, quindi, sempre ad Altri, la colpa di quello che gli succede.

Questo fenomeno è oggetto di numerose branche della psicologia, ad esempio, in Psicologia Sociale, si può parlare di Locus of Control Esterno, utile per permettere al soggetto di mantenere alta la propria autostima, attribuendo a cause esterne (siano esse oggetti, situazioni e persone) la colpa di ciò che di spiacevole gli succede o di eventuali fallimenti.

Per la Psicologia Dinamica, il soggetto incolpa l’Altro per la situazione relazionale che sta vivendo perché trae energia da questo godimento e non affronta il perché abbia instaurato proprio un determinato tipo di relazione che, ad esempio, lo danneggia, lo fa preoccupare, ecc. Il soggetto si pone in modo passivo di fronte alla scena relazionale e non in modo attivo cercando le radici del perché di quel legame e, di conseguenza, operando attivamente per cercare di cambiare il tipo di relazione che sta vivendo per trarne maggior soddisfazione.

Un esempio tratto dal cinema potrebbe essere la serie tv A casa di Anna – con Virna Lisi –, in cui la protagonista Anna, madre di 3 figli e nonna di una nipote, si lamenta di sua figlia Livia che non sa vivere perché si fa sempre mettere i piedi in testa dagli uomini finendo sempre nei casini, facendo CATTIVI INCONTRI con gli uomini, così la madre dice che deve per forza proteggerla. Un amico di Anna le ribalta la situazione affermando che, siccome la donna vuole controllare le persone che ha intorno, è sempre stata premurosa nei confronti di questa ragazza trattandola da malata e come persona che non sa vivere e che, di conseguenza, la figlia, sentendosi sempre guardata come inadeguata, è diventata inadeguata, sentendo il bisogno della madre per fare qualunque cosa.

Questo è un modo di quello che potrebbe succedere all’inizio di un percorso di consapevolezza. A volte, può essere difficile far accettare ad una persona il suo ruolo attivo di una situazione di cui si lamenta per innumerevoli motivi: potrebbe sentirsi in colpa nei confronti di un figlio a cui non ha permesso di crescere, potrebbe provare vergogna per non essere migliore, dovrebbe mettersi in discussione andando alla ricerca di altre parti di sé o situazioni e relazioni che le hanno causato dolore. Un dolore che ha dimenticato e manifestato attraverso le proprie relazioni, piuttosto che altre sintomatologie fisiche o scelte della propria vita affettiva, sociale, professionale, familiare, ecc.

In un secondo momento, sarà possibile cercare di comprendere perché sia nato questo bisogno di controllare e di volere gli Altri dipendenti da sé, abbandonando a poco a poco questa modalità di relazione che può danneggiare i figli o altre persone che ci stanno intorno e renderci persone migliori che non hanno bisogno di incastrare l’Altro in una dipendenza perché capaci di creare relazioni significative soddisfacenti per entrambe le parti.

Operando con la figlia, l’intervento sarebbe complementare, ossia volto al comprendere perché sembra essere inadeguata alla vita, riconnettendo questo con lo sguardo della madre e di altre figure significative che non le hanno trasmesso il messaggio di essere una persona adeguata, capace, positiva, resistente alle intemperie della vita. Potrà, quindi, decidere di separarsi da questo sguardo materno per identificarsi con ciò che vuole essere lei e non con ciò che la madre, inconsciamente, voleva che fosse.

Susanna Premate

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2 commenti su “LA COLPA DI UNO SGUARDO

  1. paolo1984
    18/03/2015

    Susanna bell’articolo! Sembra che stai parlando della mia situazione…brava!
    Sempre molto interessanti…questo è l’unico modo per comunicare con te!

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  2. susannapremate
    18/03/2015

    Grazie! Credo che la maggior parte delle persone si lascino definire per qualche aspetto dalle persone di riferimento non diventando ciò che sono: operazione che comunque non è possibile fare fino in fondo perché anche con la psicoterapia rimangono sempre piccole zone buie ed inspiegabili e, in più, la cultura in cui siamo immersi ed il periodo in cui viviamo ci definsce. Basti pensare a questi strumenti di comunicazione, che ci rendono “soggetti iper-testuali”, come approfondisco nella sezione ‘link utili’. Scrivimi pure anche privatamente che appena mi vengono idee ti rispondo!

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