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FRANZ: FAMIGLIA O CRESCITA?

franzLa posizione della clinica riguardo il giovane-adulto

L‘isola della Piccola Flo è una serie tv a cartone animato di circa un decennio fa. È la storia di una famiglia che vuole trasferirsi in Australia, ma che, per colpa di una tempesta, si ritrova su un’isola deserta.

Inizialmente, il figlio maggiore si oppone alla decisione dei genitori di partire, i quali gli consentono di restare a casa con gli zii. Franz accetta, ma, quando i genitori stanno per partire con la nave, si pietrifica e corre sulla nave già in partenza. Vi è, dunque, l’importante tema della crescita e della possibilità di separarsi dai propri genitori per raggiungere i propri obiettivi.

Il ragazzo pensa razionalmente di volersi separare dalla famiglia perché non è più un bambino e vuole realizzare il sogno di diventare musicista, ma, quando si trova nei pressi di un Reale di questa separazione, affettivamente, non riesce a tollerarla e preferisce non separarsi, non emanciparsi.
Forse, in questo, potrebbe giocare un ruolo rilevante l’accettazione, da parte dei genitori, di accogliere il desiderio di crescita del figlio e, dunque, siccome spesso, durante l’adolescenza, la dinamica relazionale prevalente nei confronti dei genitori è quella dell’opposizione, dello scontro rispetto la direzione del desiderio genitoriale, quando il ragazzo trova incontro, ri-direziona il proprio desiderio verso la non-separazione dalla famiglia.
Se il ragazzo si fosse separato dalla famiglia, avrebbe dovuto cambiare immediatamente i propri riferimenti relazionali ed affettivi, quindi, questo avrebbe significato anche l’apertura di un cambiamento di identità, di una modifica o trasformazione dell’immagine che di lui offriva agli Altri, ma anche dell’immagine che si offriva di se stesso per definire chi fosse. Avrebbe potuto puntare sulla musica ed identificarsi nel colui-che-suona, ma questo tipo di identità doveva ancora essere costruito perché il ragazzo non aveva già il ruolo di musicista. Probabilmente, se fosse stato già musicista da tempo, il conflitto tra il desiderio di separarsi dalla famiglia e quello di coltivare il proprio talento sarebbe stato più lieve perché il già ottenuto ruolo di musicista sarebbe stato più forte che il desiderio di diventarlo.
Un reale più forte di un desiderio che potrebbe non realizzarsi.
Il ragazzo potrebbe anche aver scelto di non impegnarsi nel proprio desiderio per la paura di fallire ed, in quel caso, non avrebbe potuto incolpare Altri, quali i genitori, del suo sbaglio. Al contrario, potrebbe accusarli di avergli indirettamente impedito di diventare musicista. In questo modo, infatti, potrebbe mantenere alta la propria autostima.
Questa tematica della separazione vs. non-separazione è molto rilevante all’interno del panorama attuale e oggetto di numerose critiche e dibattiti. Molti incolpano i genitori della non-separazione dei propri figli e questo fenomeno è chiamato ‘dei bamboccioni’. Altri danno maggior responsabilità alla società ed al lavoro che manca.
La clinica propende per il superamento, da parte del soggetto, delle mancanze della propria società, inducendolo ad emanciparsi nonostante le fragili basi su cui poterlo fare.
Quello che mi lascia perplessa sono due aspetti di tale ragionamento clinico: la mancata considerazione di difficoltà oggettive ed un criterio basato sull’esteriorità per appurare l’avvenuta emancipazione, crescita e maturazione del soggetto.
Lo psicologo clinico dovrebbe fare una diagnosi della situazione e questo diagnosticare è, per la maggior parte dei casi, basato su classificazioni tecniche di manuali clinici, come il DSM. Ma, da amante del discorso etimologico, la parola ‘diagnosi’ deriva dal Greco ‘dià – ghignòsco’, che significa ‘guardare attraverso’.
Dunque, cosa guardo attraverso se mi baso su un fatto fisico?
Un ragazzo, infatti, potrebbe andare via di casa non perché è cresciuto e si è emancipato dai genitori, ma perché non si è separato psichicamente dal proprio padre e lo incarna, ripetendone le scelte. Così come ha fatto il proprio padre, anche lui va via di casa presto. Non tenendo conto di questi aspetti, si potrebbe azzardatamente affermare che l’andare via di casa significa unicamente crescere.

Inoltre, una difesa che, spesso, si mette in atto è quella della Formazione Reattiva, ossia il produrre un comportamento opposto rispetto ciò che è stato inconsciamente rimosso o che, comunque, non si vuole vedere. Quindi, perchè non poter pensare l’emancipazione come una formazione reattiva, un atto dovuto per non voler vedere e far vedere che, in realtà, non si è separati dalla propria famiglia anche se i riferimenti fisici – peraltro, anche e soprattutto clinici – possono mostrarlo? Non succede anche che si fa spesso presto sesso per uniformarsi al gruppo nonostante non si sia pronti?

Tra l’altro, ad esempio, una donna potrebbe andare via di casa perchè si sposa, ma potrebbe mantenere con il proprio coniuge la stessa relazione di dipendenza che intratteneva nei confronti del proprio padre e, dunque, non essere realmente cresciuta.
In fondo, così come per i sogni vale la regola che non esiste un significato univoco simbolico, anche per gli accadimenti, mi sento di dire che esistano molteplici possibili significati che ci dicono del tipo di identità del Soggetto che abbiamo di fronte.

Susanna Premate

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