CATTIVI INCONTRI

Ciò che segna, insegna!

CARISSIMA ME

carissima meMargaret riceve per il suo 40^ compleanno delle lettere che si scrisse quando era bambina, che fanno vacillare le sue certezze ed i suoi valori perché è diventata esattamente l’opposto di ciò che voleva diventare. Tramite queste lettere, accede a ricordi che aveva dimenticato e decide di cambiare la sua vita per diventare ciò che realmente è.
Questo film può rendere tangibile quello che può sembrare l’astratto processo psicoterapeutico. Una donna che ha tutto, in fondo, si sente insoddisfatta della propria vita, così inizia a scavare nel proprio inconscio per ri-orientare e completare il proprio processo di individuazione: diventare ciò che è.
Nel film, la donna è spesso portata a scavare per poter trovare le lettere che si scrisse quando era bambina. Non a caso, anche la psicoterapia contempla uno scavare in sé stessi, concretizzato nel film con pala, terra e l’amico di Margaret, scavatore di buche.
Quando Margaret decise di crescere, negò completamente la sua parte bambina, mediante un pensiero che fa riferimento alla scissione ‘bambina o donna’. Solo una volta cresciuta, Margaret può capire che delle sue parti di bambina possono essere trasferite anche nel suo essere donna e, proprio grazie queste parti, potrà diventare ciò che è ed essere maggiormente soddisfatta della propria vita, aiutando anche gli altri.
Questo ricorda il problema della crescita e l’età adolescenziale, per la quale risulta problematico un atteggiamento genitoriale che pensa il figlio nel modo scisso di ‘bambino o adulto’, non continuando a restituire al bambino-adulto l’immagine di ciò che egli realmente è in quel momento: adolescente a metà strada tra l’essere bambino ed adulto.
Anche la società, oltre la famiglia, porta ad una scissione tra bambino ed adulto – che l’adolescente assorbe in piena inconsapevolezza – vedendo queste figure solo come antitetiche e non anche complementari.
Tuttavia, paradossalmente si fa riferimento a Giovanni Pascoli come a colui che, innovatore, unisce queste parti, incitando l’uomo a guardarsi dentro ritrovando il proprio fanciullino: bambino che si stupisce per qualunque cosa che l’adulto non apprezza più perché è, oramai, scontata.
Tornando al film, di particolare pregnanza emotiva è il finale in cui Margaret piange leggendo l’ultima lettera con scritto “Je t’aime”: io ti amo (perché sei diventata ciò che realmente sei).
Per cui, non seguire ciò che socialmente e familiarmente sarebbe opportuno, ma segui te stesso? E, dunque, come conciliare ciò che è il soggetto con ciò che è la società e la famiglia in cui vive? Esiste e qual è quel punto ottimale di differenziazione del singolo da famiglia e società che gli permette al tempo stesso di essere ciò che è e di poter avere relazioni soddisfacenti con l’esterno?
Più che il punto, è la dimensione intrapsichica che Freud chiama ‘Super Io’: problematico se troppo rigido perché non consente al Soggetto di provare piacere, ma problematico anche se eccessivo perché non consente di assumersi le proprie responsabilità di crescita.
Se non hai mai visto questo film, puoi cliccare qui.

Susanna Premate

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