CATTIVI INCONTRI

Ciò che segna, insegna!

IN TREATMENT: TELEFILM A SEDUTE

IMG_3422In Treatment è una serie tv, condotta da Sergio Castellitto, che riguarda il processo di cura all’interno del setting psicoanalitico.
Precedentemente, si criticava il fatto che la disciplina psicologica non avesse una propria serie, a differenza dei numerosi telefilm su poliziotti e medici, come La Squadra e Grey’s Anathomy, e così, ecco qui la nostra serie.
Sebbene implicitamente richiesta dai professionisti e dal pubblico che, molto spesso, ha pregiudizi sul lavoro dello psicologo e dello psicoterapeuta, non è stata molto apprezzata, passando in seconda serata ed addirittura di notte, forse perché troppo aderente alla realtà e troppo fisicamente statica, ambientata all’interno di setting analitici.
La serie tv, oltre che mettere in risalto gli ambienti dell’analisi, ne mette in luce, specialmente, anche i problemi deontologici e di rispetto verso il paziente, che possono sorgere nella pratica comune. Ad esempio, l’analista si innamora di una sua paziente, ma lascia perdere. La sua supervisora ed amica Anna lo aiuta con i casi più difficili e si vedono anche i problemi di competizione e di mancata stima che può percepire, e di cui può patire, uno studente nei confronti della propria docente, che lo conosce anche molto a fondo e che, quindi, sa come ferirlo. Ma il nostro protagonista si difende bene, intercettando la dolorosa solitudine della prof.ssa, vedova di un marito, che l’aveva tradita e, di questo tradimento, tutti ne erano a conoscenza, ma lei faceva finta di nulla perché lo amava.
Una delle manovre terapeutiche ricorrenti è l’intercettazione della proiezione: quando un paziente, o il terapeuta stesso, spiegano il comportamento di qualcun Altro in una determinata maniera, questo viene interpretato come se spiegasse il funzionamento psichico della persona che lo ha esplicitato. Ad esempio, se dico che un mio amico si è isolato dagli Altri perché ha subito un lutto, l’analista può interpretare dicendo che, in realtà, è il paziente che non ha elaborato un lutto o che è lui ad essersi isolato perché qualcosa nella sua vita è “morto”, infatti, il lutto può non riguardare specificamente la morte di una persona cara, ma anche l’abbandono di una qualche attività che amiamo.
SEMAFOROROSSOQuesto consente sempre all’analista di dire qualcosa al paziente, ma, a mio parere, può essere anche una difesa per non ammettere di non saper continuare il percorso di crescita, o guarigione, del paziente. Al contrario, stimo maggiormente chi ammette di fronte al paziente che, per il momento, non si riesce a migliorare un ambito di vita del paziente e gli si consiglia di tornare da noi dopo qualche tempo. Valeria Ugazio, psicoterapeuta sistemico-relazionale, utilizza questo metodo, metaforizzandolo con il cosiddetto ‘semaforo rosso’, oltre il quale non proseguire.
Per vedere l’intervista sul semaforo rosso di Valeria Ugazio, clicca qui.
Per vedere la serie tv, clicca qui.

Susanna Premate

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Questa voce è stata pubblicata il 07/01/2015 da in ciao con tag , , , , .
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